Svizzera, neutralità, sanzioni e armi

La Svizzera è una piccola Nazione incastonata al centro del continente europeo. Normalmente si parla e si legge di noi per le nostre eccellenze: il paesaggio, i nostri prodotti, la ricerca, l’innovazione.

L’anno scorso siamo balzati agli onori della cronaca per il nostro ruolo in relazione all’invasione dell’Ucraina, all’adozione di sanzioni economiche nei confronti della Russia e infine, ma non per importanza, alla nostra neutralità. La neutralità della Svizzera è permanente, armata ed è riconosciuta dal diritto internazionale. Le sanzioni economiche non sono né imposte né vietate dal diritto della neutralità. È dunque una scelta politica decidere se adottarle o meno.

In passato la Svizzera ha aderito a diverse sanzioni: penso a quelle dell’UE contro il Kosovo nel 1998/1999 e a quelle dell’ONU contro l’Iran nel 2011. All’inizio del mese di marzo 2014 i russi hanno occupato alcuni edifici in Crimea. In seguito, mediante un referendum illegale, hanno proclamato l’annessione della Crimea alla Russia. In quella circostanza la Svizzera ha applicato delle sanzioni dell’UE inerenti al divieto di commercio di alcuni beni. Nel 2022 il nostro Paese, oltre ad aver espresso ferma condanna per le gravi violazioni del divieto di utilizzo della forza e della sovranità territoriale dell’Ucraina, ha ripreso integralmente le sanzioni dell’UE perché rispetto al 2014 le dimensioni della guerra di aggressione e l’intensità delle violazioni del diritto internazionale erano decisamente più importanti.

Per quanto concerne le armi, il diritto della neutralità vieta il trasferimento diretto alle parti in un conflitto di materiale bellico di proprie scorte militari. La legge federale sul materiale bellico prevede inoltre che la riesportazione sottostà al rilascio di una dichiarazione che ne vieta a sua volta l’esportazione a Nazioni in conflitto. Le esportazioni effettuate da aziende private sono lecite, ma se si limita l’esportazione per una parte bisogna farlo anche per l’altra (principio della parità di trattamento).

Ora, che ci vorrebbe allentare il divieto di riesportazione che è stato inasprito nel 2021. Ciò non è accettabile. Un conto è adottare sanzioni economiche e un altro è riesportare armi.

Infine, non dimentichiamo dell’importante ruolo assunto in passato dalla Svizzera come moderatore di pace e ambasciatore dei diritti umani. Ruolo compromesso in questo conflitto e che potrebbe essere assunto dalla Turchia, Paese non proprio democratico.